Il blog di Antonio Tombolini

Un po' di risposte

U

Voglio mettere qui qualche risposta ai commenti al mio post qui sotto. Ad alcuni ho scritto in privato, altri ancora, senza commentare qui, mi hanno scritto loro in privato. A tutti ho detto, e lo ripeto qui in pubblico: bene, adesso che la rete ci ha fatto incontrare, non abbandoniamoci! Facciamoci compagnia, ok?

Vengo alle risposte.

A Lavinia è piaciuto il mio Come nascono i bambini: grazie Lavinia. Mi rimprovera però, per così dire amorevolmente:

Così hai confuso l’amore (quello che si fa unicamente per amarsi) con l’atto
sessuale finalizzato alla procreazione.
Perchè ora, non provi anche a
spiegare come si fa l’amore? 🙂

E no, Lavinia! Io ho scritto appunto un Come nascono i bambini, (cosa che resta – per quanto mi riguarda – auspicabilmente sempre e comunque un atto d’amore, anche nel caso di fecondazione assistita). Di trattati di Ars amatoria, del resto, ce ne sono assai, di belli e di brutti, di moderni e di antichi. Non credo quindi che aggiungerò il mio, temo di non esserne all’altezza 😉

Sergio invece mi ammonisce scherzosamente:

In qualita’ di militante radicale, sei consapevole che prima o poi
dovrai affrontare la prova piu’ dura della tua vita: lo sciopero della
fame?

Già fatto, Sergio! Sono radicale già da un po’ di anni, infatti. Devo dirti però che non trovo questa forma di lotta nonviolenta così drammatica, sono ben altre le prove più dure della vita. Una di queste, per esempio, è per me sopportare gente che continua a spacciare le proprie personali posizioni come posizioni ufficiali dei cattolici, o peggio ancora come dottrina della Chiesa, quando così non è. Ma questo è un altro discorso…

A quelli di Generazione L: grazie per l’augurio, ma grazie soprattutto per l’appellativo compagno che mi rivolgete. E’ una cosa a cui tengo molto. E’ una – tra le tante – cose di cui sono più grato a Marco Pannella. Mi spiego: non sono mai stato comunista, e devo quindi a Marco l’aver lottato per (e l’essere riuscito a) riconquistare a tutti noi il senso ricco e bello di una parola preziosa come Compagno. Il compagno – cum-panis – è colui con cui condividi il pane, il pane del cammino, il pane della speranza, il pane dell’impegno, il pane della vita di ogni giorno. Non è colui col quale condividi il superfluo (questo è il pietismo di  tutta la gente per bene), ma il pane, cioè il necessario.
E se mi permettete è anche un appellativo cristiano: è proprio allo spezzare il pane che i due di Emmaus riconoscono Gesù nel loro compagno di strada.
Grazie, dunque, compagni: e sappiate che chiamandoci così ci impegnamo a farci compagnia, non mi abbandonate perciò! (Quanto a me vi sono accanto da un bel po’, e vi ascolto sempre con piacere su Radio Radicale).

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    Mi sa che ci devo fare un post, non un semplice link al volo, perché le cose precipitano. Non si tratta di candidati che si inventano un blog (miserabile fallimento…), ma stavolta di blogger che si candidano. Anche se…

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