Il blog di Antonio Tombolini

Vino: basta l'etichetta

V

E così sarò a Vinitaly anche quest’anno. Chi volesse incontrarmi a Verona, sappia che ci sarò oggi e domani, fino al primo pomeriggio. Per contattarmi basta chiamare al numero che trovate qui.

Sarà un Vinitaly un po’ diverso quest’anno: ci sarà anche mia moglie, che insieme a sua sorella ha deciso di aprire un’enoteca. Io sarò lì con lei a fare un giro da buyer per questa nuova avventura. Che criterio userò per scegliere? Facile: ormai il vino buono lo riconosco a occhio, senza neanche assaggiarlo, perciò sceglierò i vini da comprare in base all’etichetta. Vi farò sapere.

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  • Ammappetelo che baier di quelli tosti..un San Bernardino al cubo. Manco una mezza faccina vedo, che vuol dire, che ci credi sul serio a quello che hai detto?
    Buono a sàpesi.
    E buona puro qui viene la risposta di Mario Soldati, a quel San Bernardino e a Veronelli che se lo ricitava:
    “le buttiglie, si’ [si cognoscono a le insegne]: ma non il vino”.

  • A cinquant’ottanni suonati mi danno del rimbambito quando sostengo la stessa cosa. Peró se Antonio c´é arrivato una quindicina d’anni prima, bravo lui. Sicuramente ci sono teorie praticoscientifiche che spiegano il perché, ma anche io credo che sia cosi´. (Peró il vino lo assaggio comunque….)

  • Sono nel mezzo di vinitaly. Filippo, se dici così vuol dire che le tue etichette fanno schifo 😛
    E’ così, è così, datemi retta…

  • Ok, spennelliamo un po´la cosa e ricamiamoci sopra. Assunto: se uno fa il vino con cura e lo fa buono, se é un buon artigiano ovviamente metterá altrettanta cura in tutte le fasi della propria presentazione. Dalla pulizia in cantina all’etichetta. E questo succede anche quando si affida a terzi per l’ etichetta. La qualitá si rispecchia anche nella scelta di questo piuttosto che di quel grafico.
    Si rispecchia in scelte non modaiole, non caciarone, non smart, magari naif, ma nel modo immediatamente identificabile . Se poi il produttore scrive qualcosa
    in etichetta per condividere con il mondo i proprii pensieri, allora il compito del Tombolini si fa ancora piu´facile.
    Acettabile ?
    E´cosi´?

  • Antonio, non ti seguo non capisco dove vuoi andare a parare.
    Certo una bella etichetta e una bella bottiglia fanno la loro figura.
    Penso per esempio a un trebbiano Valentini (ma anche il cerasuolo e il montepulciano), che meraviglia !
    Viene quasi da pensare che un qualsiasi vino messo lì dentro acquisterebbe qualità superiori.

  • Antò mi sembra che nel tuo “riconoscere in base all’etichetta” non abbia indicato bella o non bella. E’ solo quello il discrimine – tutto soggettivo – oppure è proprio il contenuto dell’etichetta stessa ? Cuscì, pe capì.

  • ognuno ha i suoi metodi. Io per scegliere un vino per la mia enoteca debbo conoscere il titolare, vedo che scarpe porta, quindi capisco se fa qualità o no. Se porta una Campanile vecchia e risolata a mano tutto ok, se porta una geox fatta con i copertoni usati diffido.

  • Ecco fatto, sono tornato, e posso finalmente svelarvi la regoletta, facile facile:
    1. Vero che può esistere un vino buono con etichetta brutta.
    2. Vero che TUTTI i vini con etichetta bella (bella, FilippoR, bella e basta) sono buoni.
    3. Ovvio che per chi deve scegliere tra qualche decina (o centinaia) di migliaia di vini sia molto più facile ricorrere al punto 2.
    Inoltre vale il discorso di Carlo M.: faccio un vino bono, per farlo mi faccio un mazzo tanto ecc. ecc., e poi mi presento con un’etichetta brutta? Di uno così, non mi fido.

  • Quindi insisti sul concetto del bello oggettivo ?
    Mmmm. Non mi ci metto con te a sviscerare l’esistenza o meno del concetto solo ti porto un caso concreto. Ci sono etichette studiate dai più mi”robil”(anti) studi di immagine / pubblicità che restano ciò nonostante inevitabilmente banali. Il fatto è che quel che è banale per me potrebbe non esserlo per te e viceversa. Ma ripeto, torniamo al concetto di bello oggettivo / soggettivo sul quale sono stati scritti libri…immagino. Ad ogni modo il problema del tuo metodo non è che può esistere un vino buono con etichetta brutta quanto che può ben esistere un vino cattivo con etichetta bella. Procedendo come descritto qualcuno lo beccheresti senz’altro ma ti ritroveresti irrimediabilmente con la cantina piena di stronzate bellissime. Bella provocazione comunque, come al solito.

  • Filì, così te la canti e te la suoni da solo! E chi ha mai parlato di bello “oggettivo”? Parlo, com’è ovvio, di bello “secondo me”, cui corrisponde, altrettanto ovviamente, un “buono secondo me”. Che poi il bello e buono “secondo me” siano anche, *oggettivamente*, il Bello e il Buono è ovvio, no? 😉

  • ….faccio un vino bono, per farlo mi faccio un mazzo tanto ecc. ecc., e poi mi presento con un’etichetta brutta? Di uno così, non mi fido.
    esatto!E’ il concetto delle scarpe. Ti puoi fidare di uno che si mette ai piedi pezzi di copertone usato!

  • Un’epopea sto viaggio…manco sono arrivato ancora.
    Dopo l’esodo britannico venerdi’ sera (un paese che si riversa dal collo di bottiglia di Dover tutto insieme… dormi’ in macchina per aspettare il ferry del giorno dopo, m’e’ toccato), ho rotto la macchina al Gottardo e forse dico forse domani riusciro’ a essere a destinazione. Risposta sintetica e incapace di controreplica, quindi, perche’ non so quando avro’ modo di ricollegarmi a internet (ma se cosi’ sara’, ti prometto che non manchero’ di check you out, mate).
    Se l’etichetta mia e’ bella o brutta lo puoi giudicare da quel che Ziliani ha messo online, ma non e’ questo il punto, Antonio. E’ la categoricita’ dell’affermazione, il pate’ de bourgeois che spalmi a manetta asserendola… Riconosci il vino dall’etichetta? E io ti ricito Soldati che sta sempre piu’ diventando il mio cavallo di battaglia: “Un vino non e’ mai buono grazie all’etichetta, bensi’ malgrado l’etichetta”.
    E prima che tu dica: e’ ben quel che dico anch’io, ti preciso: malgrado abbia UNA etichetta (quale essa sia).
    Io posso dire che a chi si fa le pippe con l’etichetta non mi viene manco di farglielo assaggiare il mio vino. Qualsiasi vino.
    Spero ci si “risenta” prima, altrimenti buona pasqua a tutti.
    E ammazza uno gnello anche per me, Antonio, su quello ti sponsorizzo alla grande. In culo a tutti gli ipocriti della domenica di questo mondo (per cui il tacchino e’ meritevole di attenzione a Natale, lo gnello a Pasqua, nel resto del calendario e per il resto della vecchia fattoria chi se ne frega, ammesso e non concesso che quella sia “attenzione”).
    ps: meno pippe col bello e il buono in se’, please. il concetto e’ chiaro e non necessita pezze: c’e’ chi ritiene di riconoscere il vino buono dall’etichetta. Ergo: costoro vivono un concetto di “buono” (relativo al vino) che transita anche in minima parte dalla “figura che (quel vino) fa” . Ecco. Incrociare poi questa nozione con gli standard piu’ o meno correnti di “bello” in merito alle “figure” che le realta’ vitivinicole fanno, a mio avviso peggiora soltanto la frittata.
    [Buuuuu..]

  • Io mi metto dalla parte di Antonio.
    Non ne so ‘na cippa ne di vino ne di etichette, ma e’ il mio stesso metodo per scegliere i libri che non conosco, ossia dal titolo.
    Ovvio che in una degustazione neanche guardo l’etichetta, o se qualcuno di cui mi fido mi ha parlato bene di un libro lo compro, ma in un mare di bottiglie, o di libri, bisogna fare un triage (si scrive cosi’?) abbastanza veloce.

  • “Facile: ormai il vino buono lo riconosco a occhio, senza neanche assaggiarlo, perciò sceglierò i vini da comprare in base all’etichetta. ”
    Che bella frase questa che hai scritto!!!!
    E’ proprio ciò che fa per me, vivo di questo. Disegno etichette. Spero che tutti la pensino come te!
    Simo

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