Il blog di Antonio Tombolini

Adesso è chiaro: i grandi editori e gli ebook store online "indipendenti" sono masochisti

A

I grandi editori sono davvero strani. E le librerie online non lo sono di meno.
Quando Amazon, lanciando Kindle, perorava la causa del prezzo degli ebook a 9,99$ gli editori si ribellarono a quel modello (modello wholesale: il prezzo lo decide la libreria online) propugnando il modello agency (il prezzo lo decide l’editore), con una motivazione di fondo: se lasciamo che a fissare il prezzo siano Amazon, Barnes & Noble, Apple, ecc…, costoro abbatteranno il prezzo degli ebook a livelli insostenibili, fissando nel consumatore aspettative di prezzo corrispondenti.
Gli editori l’hanno avuta vinta, e tutti, da Apple che ha cavalcato l’argomento fino ad Amazon che si è piegata ad esso, fino a Google Play che ufficialmente fa la faccia dura coi piccoli editori dicendo wholesale o niente ma in realtà accettando, stando ai rumors che si leggono in rete, il modello agency coi grandi editori. Di fatto il mercato degli ebook è ad oggi basato sul modello agency, quello che consente in teoria agli editori di fissare il prezzo, per evitare che i giganti dell’ecommerce possano portarlo a soglie troppo basse. Ma…
Ma la realtà è un’altra, ed è come spesso avviene paradossale, e tale da far concludere nel senso di un fondamentale masochismo degli editori e delle librerie online indipendenti o locali.
Con l’iniziale modello wholesale Amazon scontava gli ebook coi suoi soldi: pagava quanto dovuto all’editore, e poi semmai vendeva sottocosto, rimettendoci di suo.
Ora, col modello agency, l’editore fissa il prezzo, ma… quale prezzo sta fissando?
Questa è la novità: di fatto gli editori stanno facendo a gara per alimentare, coi loro soldi (e con quelli dei loro autori!), le offerte speciali di Amazon e di tutte le librerie online che rincorrono il Kindle Store (quanto potranno resistere a gareggiare con Amazon a chi perde più soldi?), fissando prezzi di lancio, rilancio, offerta ecc… a soglie che mai Amazon si sarebbe sognata di sostenere da sola: 0,99€ e via andare!
Risultato: gli editori stanno perdendo un sacco di soldi, le librerie online anche, e gli autori non si ribellano ancora perché non se ne rendono conto.
Ecco i conti di un ebook venduto a 0,99€:

  • il 21% del prezzo va allo Stato a titolo di IVA (0,17€) e restano 0,82€
  • il 35% (almeno) del prezzo al netto dell’IVA va allo store + distributore (0,29€) e restano 0,53€
  • almeno il 2,5% (quando va benissimo) del prezzo compresa IVA va al gestore dei pagamenti (paypal, cartasi, bancasella, chi volete voi): sono altri 3 centesimi, e siamo a 0,50€ che vanno finalmente all’editore
  • all’autore per ora l’editore paga il 25% del netto ricavato, ovvero di questi 0,50€, ovvero 125 millesimi (CENTOVENTICINQUEMILLESIMIDIEURO!)

In altre parole, se l’ebook in questione è un successone, e magari vende, che ne so, duemila copie, l’autore si metterà in tasca ben… 250 Euro! Poi dicono il self-publishing…

13 comments

  • La follia dell’editoria digitale per come viene gestita oggi è tutta qui, nelle righe che hai scritto.
    In un mercato del genere e con questa lungimiranza degli editori, solo la Rowling potrebbe leccarsi i baffi dall’alto dei suoi 400 milioni e rotti di libri venduti. Pur nella pochezza del compenso a copia, nell’ipotesi degli 0,99€ a copia avrebbe comunque guadagnato più di 50 milioni.
    Ma se una sola potrebbe in ipotesi ridere (ma ben sappiamo quanto rida di più avendo venduto a ben altre cifre) tutti gli altri piangerebbero. E piangono, mi sa.

  • Chiedo scusa, qualcuno in questa faccenda “ci è o ci fa”, o è l’editore oppure il distributore. La proposta entusiasta di partecipare ai kindle daily agli editori aderenti a Stealth è venuta proprio da Simplicissimus!!! Insomma, decidetevi anche voi e suggerite soluzioni coerenti, basta che qualcuno abbia le idee chiare…

    • Tommaso, il punto non è partecipare o no al Kindle Daily. Il punto, per gli editori, è insistere sul modello Agency per riservarsi di decidere lui un prezzo, per poi fare non il Kindle, ma il “tutti gli store daily” a sue spese, invece che a spese di Amazon, o degli store che vogliono farlo. E il punto per gli store è nell’inseguire Amazon addirittura raddoppiando le offerte, senz pensare che a questo gioco, come al casino, alla lunga vince sempre quello che ha più fiches da spendere, che aspetta che gli altri si dissanguino da sé. Al distributore – o per lo meno a STEALTH – no, questo non piace, figuriamoci, visto che la sua parte è il 5% delle vendite. Ma la soluzione per l’editore non è non fare il Kindle Day, ma passare al modello wholesale, fissando un prezzo certo per gli store, amazon inclusa, e lasciando poi liberi questi di fare le loro politiche di promozione, ma coi loro soldi! La soluzione per gli store indipendenti è invece quella di non rincorrere la politica dei supersconti Amazon, che è un evidente suicidio, cominciando per es. col dedicare che so io una newsletter a un qualche valore aggiunto come potrebbe metterne un libraio vero, e non a sparare in contemporanea ad Amazon la raffica di 0,99 purchessia. Ecc…

  • Ci sono alcune tipologie di libri per cui vedo ammissibile il discorso: per esempio le serie, dove mettere il primo scontato aumenta la probabilita’ di vendere gli altri. Se e’ per questo Baen Books il primo, in molti casi, lo regala!
    Per tutti gli altri io vedrei meglio tipologie di sconto come le tessere a punti delle librerie (compri 10 libri, uno in omaggio o con forte sconto).
    Pero’, per quanto mi riguarda, la follia peggiore e’ invece mettere il DRM Adobe. Possono anche offrirmi il libro gratis, se e’ coperto da capestri come quello non lo considerero’. Oltre ad essere un costo in piu’ per loro, mi rende il libro una bomba ad orologeria: un domani che cambiasse lo standard, resterebbe inutilizzabile, a meno che io provveda a sproteggerlo – operazione illegale. Attendo ancora che qualcuno mi spieghi perche’ mai dovrei pagare per il privilegio di essere poi costretta a delinquere, oggi (se incappo in problemi tecnici) o al massimo domani.

  • Caro Antonio,
    personalmente sono contrario ai libri sottocosto. Un eBook che costa 99 centesimi viene percepito come un eBook che vale 99 centesimi, ossia ben poco.
    Se gli Editori, invece di fare queste offerte assurde calando il prezzo di oltre il 90%, offrissero ogni giorno lo stesso titolo a un prezzo più accessibile forse ne guadagnerebbero in immagine ed in pecunia. Mi arrivano fin troppe offerte di libri che passano da 19 Euro ad un Euro e 99… Possibile che non si possa fissare un prezzo più umano, ad esempio 5-7 Euro invece di svenderlo così? Ma allora quanto vale veramente un libro?
    Inoltre la cara Parvati V ha evidenziato un costo che ti è sfuggito dal conto: il DRM (o forse era incorporato nella distribuzione?). Il DRM è sempre più una protezione virtuale, aggirabile facilmente da tutti tranne che dai novizî, ovvero proprio coloro che si dovrebbe invogliare ad avvicinarsi alla lettura digitale. E proprio coloro che per la prima volta si avvicinano al digitale sono quelli che hanno più problemi con queste macchinose e restrittive forme di protezione… Ma ne abbiamo parlato fin troppo, e gli Editori non recepiscono.
    Luke

  • Ciao, scusa è la prima volta che leggo il tuo blog (ci sono arrivato per caso) e forse non ho ben capito il senso del tuo post. Questa è la premessa. Detto questo, tu parli di “self-publishing”, dove SELF sta per AUTO, autonomo, da soli. Cioè auto-pubblicazione. Però parli anche di Amazon e di editori. Secondo me l’auto-publishing significa autopubblicazione, nel senso che si fa tutto da soli senza alcun intermediario. In altre parole: apri un sito web e vendi i tuoi ebook autonomamente. Così facendo puoi vendere un ebook anche a 1.000 euro (ammesso che qualcuno lo compri). Detto tra noi, non solo 0,99 cent per un ebook sono assurdi, ma sono assurdi anche 9 euro. Un ebook è un libro a tutti gli effetti – cambia solo il supporto – quindi, se esistono libri cartacei a 100 o 200 euro, a mio avviso la stessa cosa deve valere per gli ebook. Perché cioè che si vende è il valore dell’informazione, non il supporto. Invece la logica italica è: “pago il supporto un tot al kg”. Se un libro cartaceo pesa 2 kg, allora vale 200 euro altrimenti non li vale. Con questa logica, anche 9 euro sono troppi e ci si livella sui centesimi di euro come accade con gli mp3 di iTunes per intenderci. Non ci siamo. Il futuro invece è l’autopublishing o self-publishing, nel senso creo il libro e me lo pubblico da solo. Ovviamente impostando il prezzo che dico io.

  • Eccellente articolo Antonio. Io ho pubblicato con voi tutti i miei ebook e tutti quelli degli autori di formazione che collaborano con me. Innanzitutto vorrei farvi i complimenti per l’attività che avete creato con Simplicissimus: ho trovato un servizio serio, efficiente, professionale, competente e molto disponibile! Siete semplicemente i migliori editori self publishing in Italia.
    La politica wholesale è stata sostenuta da Amazon perché al colosso interessava vendere i kindle, non gli ebook. E giusto così! Ognuno pensa in primis ai propri interessi. Gli editori italiani stanno perseguendo una via sbagliata con gli ebook: fissano un prezzo elevato alle loro opere per osteggiare la diffusione del digitale e mantenere un dominio sul mercato con il cartaceo. Ma ogni tecnologia che riscontra l’interesse dei clienti è portata inesorabilmente a dominare e permeare il settore in cui si sviluppa e ogni tentativo volto ad ostacolare la sua espansione, è futile!
    La soluzione è che gli editori italiani rivedano il loro ruolo diventando semplicemente agenti di marketing e riconoscendo all’autore una percentuale abbastanza alta sui diritti di vendita. Altrimenti il self publishing accellererà solamente il loro inesorabile declino.
    Gli ebook sono il futuro: prezzo basso, facile reperibilità e sostenibilità ambientale sono i fattori che li renderanno padroni del mercato editoriale. Ciò che sta succedendo negli Stati Uniti dovrebbe essere preso a monito dagli editori italiani.

Il blog di Antonio Tombolini