Il blog di Antonio Tombolini

Don Alfonso 1890, la mia non-recensione

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Sarà che per me un buon piatto, e un bel bicchiere, sono prima di tutto un gesto d’amore, che richiede discrezione e pudore, anche nel racconto.
Sarà che ogni volta che vedo una di queste recensioni iper-realistiche, con foto, zoomate, dettagli e protagonisti ritratti insieme a fine orgia mi fanno pensare invariabilmente alla pornografia hardcore, che non mi attira.
Sarà che, chissà, magari solo perché sono pigro, quando voglio godermi una bella cena a tutto penso tranne che a documentarlainsomma, sta di fatto che sono stato ospite al Don Alfonso, e tutto quello che voglio dirvi mi viene da dirvelo in punti, così, secchi secchi:

1. Il servizio è il migliore che a me sia mai capitato di ricevere, in assoluto: più cordiale di quello azzimato che ho ricevuto al George V di Parigi. Più accurato di quello praticamente assente che ho ricevuto al Gambero Rosso. Più vero e sincero di quello finto e recitato che impera nella quasi totalità dei ristoranti di grido. Più discreto di quello saccente e invadente dei  parvenus. Più attento ai dettagli (il trattamento riservato alla mia Matilde, anni 3, e tanti altri piccoli accorgimenti) di quanto io sia mai stato capace con me stesso.

2. L’ambiente è regale, che per me vuol dire: elegante, fresco, rilassante e rilassato.

3. Il personale è felice di lavorare lì, e si vede. Per questo la loro gentilezza non è mai affettazione.

4. La cucina è… felice, come il personale. E – pensa te – perfino abbondante!

5. La cantina è strepitosa. Sui bianchi è imbattibile: non per quantità di bottiglie, ma per qualità e profondità di annate.

6. Il sommelier (Maurizio, menzione speciale) trasmette gioia di vivere. Non è saccente e gode più di te (e insieme a te) scoprendo quella bottiglia (un Riesling tedesco del 1987, nel mio caso) che non si aspettava tu chiedessi.

7. Alfonso Iaccarino sovrintende con calma olimpica e rasserenante alle operazioni, cosciente di essere tra i pochi fortunati ad aver risolto splendidamente (con Mario in sala ed Ernesto in cucina, entrambi suoi figli) il problema della sua successione.

8. I piatti più memorabili non sono tali grazie a fantasiosi virtuosismi abbinatòri: si tratta piuttosto di ricette ordinarie preparate con ingredienti fuori del comune,  eseguite con una perfezione sublime.

9. Aggiungerò due punti per arrivare a dieci, comme il faut. Dirò allora che il servizio è il migliore che mi sia mai capitato di ricevere, e che

10. Il servizio è di gran lunga il migliore che mi sia mai capitato di ricevere.

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  • Quoto praticamente tutto.
    La calma olimpica, la felicità del personale, la libido del sommelier, le attenzioni per Matilde, la regalità dell’ambiente, però una cosa non ho capito…il servizio ?

  • O caspita, Lorenzo, stavo proprio dimenticandolo! Allora, ti dirò solo questo: il servizio è di gran lunga il migliore che mi sia mai capitato di ricevere!

  • @francesco, certo che sì: il punto 5. è da intendersi sia nel senso di “vini disponibili” che nel senso di “locale atto ad ospitarli” 🙂
    @guyciman, …azz… come mai non ci ho pensato? La prossima vittima non la passerà liscia! 😉

  • @Giuseppe, eravamo in formazione non-recensoria (come piace a me): tavola da 7, di cui 4 adulti e mezzo, 1 ragazzo, 1 bambina piccola. Dunque ci siamo serviti alla carta. Tante le cose memorabili, cito a casaccio: tra gli antipasti “Finocchio” (evviva la sintesi, finalmente!) e il “tonnetto di passo scottato”, che fanno tutti bla bla bla, ma come lo fanno lì, mai mangiato. La pezzogna, le orecchiette, il mio *gateau di patate* (o gattò, alla napoletana), incredibilmente buono, e i dolci… e via di assaggi reciproci… ed un aglianico con piccolo taglio strategico di Piedirosso a dare leggiadria al bicchiere. Per non parlare di quel Riesling di cui sopra. Da farti vergognare di come ancora trattiamo i bianchi in Italia.

  • Caro Antonio,
    hai ragione, in giro per blogger siamo tutti diventati “piccoli Michelin crescono”, dimenticando che il piacere del ricordo di un buon piatto può essere affidato a poche parole come nel tuo caso. Mi spiace però dover sottolineare una mancanza nel tuo post: ma il servizio, com’era?
    Stammi bene, Marco (Loste)

  • è UN RISTORANTE DOVE HO SEMPRE SOGNATO ANDARE…..MA PER CURIOSITà I PREZZI? LO Sò CHE ADESSO TI SCANDALIZZERAI MA sai per noi comuni mortali è importante anche quello……

  • @giovanni, non mi scandalizzo affatto, tutt’altro! Da 90Euro in su, esclusi i vini. E sempre stando da re! 🙂

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