Il blog di Antonio Tombolini

La ballata del consulente aziendale

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Esistono solo due tipi di consulenti aziendali.
Il consulente aziendale di tipo 1 è il Consulente Aziendale. Non capisce nulla di business né ha competenze particolari su questo o quel ramo della gestione di un’azienda, checché il suo pomposo gergo voglia far credere.
Egli è, piuttosto, un finissimo psicologo. Egli ha capito che il suo mestiere consiste nel confermare chi lo paga nelle sue opinioni, ovvero nel non cambiare nulla.
L’abilità, ciò che ne fa davvero un Grande Consulente Aziendale, sta nell’arrivare a tale conclusione solo a tempo debito, senza risparmio di riunioni, gruppi di lavoro, sedute di brainstorming, tonnellate di powerpoint, miriadi di circoli della qualità, ecc… Così che al termine della consulenza, rectius: al termine di questa fase della consulenza (ché se fatte bene queste consulenze non finiscono mai), colui che paga sia convinto che davvero aveva ragione, e che ciò è oggettivamente dimostrato da quel popo’ di documenti prodotti dal Grande Consulente Aziendale. Le Big Six (o quante diavolo sono ora) e gli Studi Ambrosetti sono esempi di agglomerati di consulenti aziendali di tipo 1, ovvero di Consulenti Aziendali.
Il consulente aziendale di tipo 2 – semplicemente il consulente – viene tipicamente chiamato solo quando l’azienda è col culo per terra, per salvare la baracca.
Il consulente arriva, e come prima cosa dà un’occhiata alla situazione: se pensa che non ci sia speranza di salvezza, lo dice apertamente, e consiglia di lavorare ad una exit strategy per chiudere la baracca col minor danno possibile: in questo caso viene cacciato immediatamente, spesso senza neanche essere pagato, e il padrone si conferma nel fatto che conviene chiamare il Consulente Aziendale, quello di tipo 1, che invece gli disegnerà un futuro roseo, prosciugando a suon di parcelle quel po’ di risorse che almeno sarebbero bastate a pagare la liquidazione ai dipendenti al momento del fallimento.
Se però, a giudizio del consulente (quello di tipo 2) ci sono davvero possibilità di salvezza, lo dice, e si mette al lavoro.
Da questo momento in poi egli è in tutto e per tutto simile ad un bagnino.
Trasferite per un attimo la figura dell’imprenditore con l’acqua alla gola a quella del giovanotto atletico con codazzo di belle ragazze che si tuffa dagli scogli con fare spavaldo. E trasferite per un attimo la figura del consulente aziendale di tipo 2 a quella del bagnino addetto al salvataggio.
Il mare si alza improvvisamente, e il giovanotto si trova in difficoltà, sbattuto sugli scogli. Invoca aiuto. Vuole ardentemente aiuto, vuole salvare la pelle e prega dentro di sé che il bagnino accorra al più presto in suo soccorso. Il bagnino si tuffa, lo salva, lo riporta a riva, il tutto sotto gli occhi delle ragazze che abitualmente scortano il giovanotto, che per un attimo vengono perfino sfiorate dal sospetto che un bagnino possa essere più fico del giovanotto.
Ora, non appena costui si sarà ripreso un po’, non avrà che un pensiero in mente: cacciare via il bagnino che lo ha salvato, convincere se stesso che probabilmente poteva farne anche a meno, cancellarne nome e memoria, e riassumere al più presto quell’aria baldanzosa di chi non ha bisogno di nessuno, tanto meno di un bagnino.
E convocherà, giusto il giorno dopo, il Grande Consulente Aziendale per affidargli un nuovo incarico.
Tu, che consulente sei?
Pro e contro del consulente di tipo 2: dovrai sbatterti moltissimo per avere clienti, e il più delle volte non potrai nemmeno raccontare le tue gesta per bullarti un po’, proprio perché il più delle volte, e proprio quando l’esito del tuo lavoro sarà più positivo, il rapporto si concluderà in maniera conflittuale. D’altra parte non è affatto detto che tu debba guadagnare meno del consulente di tipo 1, tutt’altro, e soprattutto sarai un uomo libero.
Pro e contro del consulente di tipo 1: hai trovato un bel modo di far finta di essere un libero professionista, mantenendo, accentuati, i privilegi del cosiddetto posto fisso, ricorrendo all’arma da sempre più efficace a questo scopo, ovvero dare ragione a chi ti dà la pagnotta. La controindicazione principale è tutta e solo sul piano personale-esistenziale: sulle prime, la mattina, davanti allo specchio, ti verrà da ridere pensando a quanto sono scemi quelli che ti pagano; dopo qualche tempo comincerai a sentirti di merda; dopo ancora un po’ di tempo (ma questo accade soltanto ai Veri Grandi Consulenti Aziendali™) DIVENTERAI una merda.
[PS Il video in testa a questo post non c’entra niente, forse. Però è talmente bello e – come segnala giustamente Mantellini – talmente commovente, che insomma, mi sembrava comunque appropriato proporvelo qui.]

Commenta

  • hahaha, bellissimo (anche se un po’ dejavu’)
    potremmo parlare dell’argomento per ore, visto che sono stato c.a. di tipo 1 e 2, conosco bene entrambe le categorie, e quindi anche i top manager delle grandi aziende (la controparte dei c.a.1) e i pm imprenditori (la controparte dei c.a.2)
    anzi, io le chiamerei proprio cosi’: Grande Consulenza e PM Consulenza. Sai, nomen omen…

  • Io sono quello di tipo 2, di solito finisco nel dimenticatoio appenna riporto in spiaggia, l’imprenditore o il boss di turno.
    Basta però capire quando è ora di cambiare spiaggia, di bulletti in balia del mare ce ne sono tanti. Il problema è quando lasciare il salvato, dopo che si è risbrodolato con le belle ragazze o appena riportato sul bagnasciuga ancora ansimante? Il dilemma del bagnino!
    Marco

  • Non ho mai conosciuto un tipo 1 che si sentisse una merda, anzi non ne ho mai conosciuto uno che non si sentisse un grandissimo figo.

  • Non è vero che non c’entra nulla con il post, a me ha fatto venire in mente il monologo finale di Big Kahuna (un bellissimo film sul mondo del lavoro) quando ad un certo punto si dice
    Balla!
    Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.”
    E visto che sono un consulente del tipo 2, ci penso spesso. Oppure perchè ci penso spesso sono un consulente del tipo 2…Boh

  • Secondo me il compito di un buon consulente, così come di un buon maestro (assumendo una prospettiva orientale per cui il maestro non ti “trasmette” alcuna conoscenza, ma serve a “scoprire” quello che già possiedi, quindi maestro=consulente) è quello di rimuovere i filtri mentali e le prospettive sbagliate che ci impediscono di vedere la realtà così com’é (o così come dovrebbe essere vista, ma non andiamo oltre su questo punto). Direi che è la cosa più difficile, e a partire dalla quale viene il resto, cioé la costruzione della strategia.
    Quindi in questo senso il video lo trovo pertinente: Matt è l’esempio di qualcuno che smette di vivere affidandosi ai filtri mentali che la società ci regala, intraprendendo un viaggio alla scoperta delle cose autentiche della vita.
    In entrambi i casi vedo la necessità di agire per aiutare a comprendere che se le cose non vanno bene dipende essenzialmente da noi. Qualcosa negli obiettivi o nel modo di volerli raggiungere non funziona (non è sostenibile magari). In noi la risposta, sempre.

  • Come imprenditore e manager molto 2 ho imparato ad aprire l’ombrello e mettere una padella sul culo.
    Purtroppo la strada è lunga e quelli di tipo 1 si vendono meglio e restano sulla cresta.

  • Direi che questi luoghi comuni sui “consulenti” sono vecchi, stantii e nemmeno troppo originali. La verità è che senza consulenti ed esterni le aziende italiane non starebbero in piedi.
    Fatevene una ragione.

  • Bravissimo, mi sa che te la rubo, soprattutto a fronte dei vari mc kinsey che conosco
    ciao
    z (ex consulente, molto fortunato di esserlo stato del tipo 2)

  • Distillato di verità. Inoltre il Consulente Aziendale non rischia mai, e suoi compensi non sono mai commisurati ai risultati.
    Questa cosa mi ricorda anche una fine analisi psicologica, della situazione in cui qualcuno contrae un debito “morale” verso chi l’ha aiutato che poi trova più sbrigativo distrugerlo che onorarlo…
    PS.: Giusto perchè bagnino lo sono davvero. 🙂

  • Ispirata da una Striscia di Dilbert:
    Consulente, rivolto al dirigente che l’ha chiamato per migliorare l’organizzazione aziendale:
    “Credo sia utile informarla che spenderà 200.000 dollari per una prima consulenza inutile , che sceglierà in alternativa ad una seconda che potrebbe fare risparmiare subito la stessa cifra all’azienda dove lavora”
    Dirigente:
    “Non credo proprio che possa esistere una situazione del genere, quale sarebbe la seconda soluzione, quella del risparmio immediato?”
    Consulente:
    ” Lei è un’inetto, ricopre un ruolo che non ha funzioni strategiche e le sue dimissioni non comportererebbero disagi e perdita di valore all’organizzazione .”
    Dirigente:
    ” Bene, mi sviluppi con cura e senza nessun limite di spesa la prima soluzione di cui mi parlava: ha carta bianca, mi fido di Lei .”
    Questo consulente di che tipo è ?
    Ciao Antonio.

  • Bene, scusate se mi intrometto, io non sono una consulente, ma una piccola imprenditrice, che ora ha bisogno di risollevare la piccola azienda che ha, ed ha necessità di un consulente (chiaramnete di 2 grado) con tanta volgia di lavorare e con tutti gli attributi al posto giusto. se Qualcuno ancora entra qui, vedo le date molto vecchie, mi contatti se con requisiti potremmo lavorare bene, senza calci a fine lavoro. Grazie Emanuela Seria Grande Manager di piccolissima azienda.

  • concordo su tutto tranne che su una cosa:
    che il consulente di tipo 1 debba per forza sentirsi una merda o addirittura esserlo!
    alla fine della fiera lui è uno che vende legalmente un servizio su un mercato, se c’è chi lo compra ed è disposto a pagarlo il prezzo richiesto, la transazione avviene e entrambi dovrebbero essere soddisfatti.
    a pensarci bene c’è anche un’altra sulla quale sono d’accordo: non esistono i consulenti di tipo 2…

  • Stavo cercando buone ragioni per rimanere consulente (di tipo 2) e per caso sono arrivato qui.
    Grazie per avere scritto e condiviso anche con me.
    Buona vita
    Mario

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