Il blog di Antonio Tombolini

Narcissus, il self-publishing preso sul serio

N


Una delle cose che con la transizione al digitale l’editoria non si potrà più permettere di prendere sotto gamba è il fenomeno del self-publishing, dell’auto-pubblicazione. Simplicissimus lancia oggi la sua soluzione di auto-pubblicazione, che consentirà ad un autore di:

  1. sottoporre il proprio manoscritto per vederselo convertito in ePub di qualità
  2. utilizzare servizi professionali di valutazione, correzione, revisione ed editing del proprio libro, prima di pubblicarlo
  3. distribuire e vendere il proprio libro su tutte le principali librerie online, ricavandone il 60% (qui avevo scritto erroneamente 65, scusate, nda) del prezzo che l’autore stesso deciderà

Si chiama Narcissus, e ha un suo blog, da cui cercheremo di avviare in rete una conversazione, seria, proprio sul self-publishing ai tempi della rete.

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  • Una curiosità: questa nuova piattaforma permetterà la pubblicazione di libri illustrati che, come è ben noto, presentano caratteristiche nell’impaginazione molto peculiari?

  • cavolo! avete reso la pubblicazione di un manoscritto una casa da pochi clic e via! Senza esagerare credo sia una mezza rivoluzione… viene voglia di scrivere qualcosa solo per vederlo pubblicato! p.s. Ma ci sono costi per il servizio o solo ricavi sulle vendite?
    comunque complimentoni!!

  • Bella iniziativa. La mia unica preoccupazione è che la piattaforma diventi bersaglio di quegli “aspiranti scrittori”, i quali, nonostante si credano il nuovo Petrarca redivivo, pubblicano robaccia illeggibile (vedere qualsiasi casa editrice a pagamento per esempi illuminanti). A quel punto come distinguere un’opera di qualità da una ciofeca?

  • Andrò controcorrente ma purtroppo devo esprimere tutto il mio disappunto per l’ennesimo servizio che, non fornendo filtri per un prodotto di qualità (mi riferisco proprio ai contenuti e non alla forma), riempirà il web di manoscritti che non meritano minimamente la pubblicazione… rendendo sempre più difficile il districarsi tra opere meritevoli e non (per non parlare di editing, correzioni, ecc.). Simplicissimus, che ha tutta la mia stima, dovrebbe tutelare la qualità delle opere e non dare la possibilità a chiunque di pubblicare. Non è così che si crea un’offerta di qualità. Pubblicare non è un diritto di tutti, ricordiamocelo bene, e non appelliamoci all’equazione per cui si pubblica solo per raccomandazione e che è questo l’unico modo di pubblicare per i poveri autori incompresi.
    Non vedo molta differenza tra questa iniziativa e un self publishing qualsiasi, anzi.
    Saluti

  • Non è Simplicissimus che dà la possibilità a chiunque di pubblicare, ma grazie a Dio la rete. Simplicissimus non fa nessun filtro, perché non fa l’editore: semplicemente mette a disposizione le sue competenze perché gli scritti possano essere “formalmente” ben fatti, e possano raggiungere le librerie, prima della rete destinate a pochi eletti. Poi lì saranno i lettori a fare la selezione. Scusate una cosa, ma credete davvero che i libri che hanno un editore siano perciò stesso sinonimo di “qualità”? E pensate davvero che quello che è ottimo per me sia ottimo anche per te? Accanto a questa apertura e abbattimento di barriere tecniche, Simplicissimus sta lavorando ad un progetto molto importante, che questa volta darà strumenti non agli autori ma ai lettori, proprio per facilitare la circolazione dei pareri e dunque il famoso “filtro”: si tratta di un motore di ricerca semantica meraviglioso… ma di questo parliamo un’altra volta 🙂

  • Antonio, il tuo discorso non fa una grinza, ma c’è un però, anzi due.
    Il primo “però” è che per selezionare un libro, recensire, giudicare eccetera eccetera bisogna comperare; in una libreria tradizionale quando vedo un titolo accattivante di un autore che non conosco, mi metto sempre a leggere l’incipit per vedere se lo stile e l’argomento mi piacciono. Sarà possibile anche nell’editoria digitale?
    Il secondo “però” è sulla definizione di “qualità”: ovvio che la presenza di un editore non indica automaticamente una buon livello qualitativo, che, come giustamente dici tu, è soggettivo. Un editore serio, tuttavia, dovrebbe garantire almeno un livello minimo: l’assenza di strafalcioni ortografici, italiano traballante, frasi senza capo nè coda eccetera eccetera. Pur essendo un vostro soddisfatto cliente, non sono disposto a fare acquisti a scatola chiusa con il rischio di comperare opere illeggibili a livello grammaticale e ortografico!
    Personalmente apprezzo molto l’approccio che alcune case editrici hanno seguito per la vendita dei loro ebook: rendere disponibile un’anteprima dell’incipit dell’opera, in modo che il lettore/cliente possa farsi un’idea dello stile dell’autore prima dell’acquisto.

  • Prendo i però di Davide (grazie!) per precisare ancora un po’:
    > Il primo “però” è che per selezionare un libro, recensire, giudicare eccetera eccetera bisogna comperare; in una libreria tradizionale quando vedo un titolo accattivante di un autore che non conosco, mi metto sempre a leggere l’incipit per vedere se lo stile e l’argomento mi piacciono. Sarà possibile anche nell’editoria digitale?
    Ovviamente sì, e molto presto. Quindi, però superato 🙂
    > Il secondo “però” è sulla definizione di “qualità”: ovvio che la presenza di un editore non indica automaticamente una buon livello qualitativo, che, come giustamente dici tu, è soggettivo. Un editore serio, tuttavia, dovrebbe garantire almeno un livello minimo: l’assenza di strafalcioni ortografici, italiano traballante, frasi senza capo nè coda eccetera eccetera. Pur essendo un vostro soddisfatto cliente, non sono disposto a fare acquisti a scatola chiusa con il rischio di comperare opere illeggibili a livello grammaticale e ortografico!
    Su questo secondo però, che condivido, ti faccio osservare che comunque anche i libri degli editori li compri comunque a occhi chiusi, e non è che anche da questo punto di vista la cura sia sempre chissà che. Inoltre questo è proprio il nostro proprium: la conversione a epub ben fatta. Certo, non è obbligatorio il proof-reading (che pure offriamo), e forse invece sarà il caso di renderlo obbligatorio, ci penso.
    > Personalmente apprezzo molto l’approccio che alcune case editrici hanno seguito per la vendita dei loro ebook: rendere disponibile un’anteprima dell’incipit dell’opera, in modo che il lettore/cliente possa farsi un’idea dello stile dell’autore prima dell’acquisto.
    Sì, questo lo stiamo preparando anche noi, tranquillo 🙂

  • Grazie Antonio per aver risposto ai miei “però”. A questo punto sono curioso di vedere come andrà a finire questo vostro progetto! In bocca al lupo!

  • Antonio… ci sei? Approfitto di questo spazio per mettermi in contatto con te, visto che non ci sono riuscito in un altro modo. Ma che fine hanno fatto gli Autori Illuminati? Io ho sempre quel contratto nel cassetto, sai? E’ possibile avere una parola di chiarezza? Grazie

  • Molto interessante Antonio! E sembra proprio cadere a pennello con quanto sto studiando da poche settimane. Proprio la prossima uscita del mio blog parlerà di self publishing. Ma qual’é la differenza, oltre ad ovviamente il mezzo e ai costi, tra il self publishing tradizionale e quello di ebooks? I rischi di un immissione senza filtro di opere nel commercio aumentano con la rete?

di Antonio Tombolini
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