Il blog di Antonio Tombolini

Parte Prima, Cap. II: Temporalità riconoscimento e diritto: Bruno Romano. §15 La giustizia come prodotto del soggetto assoluto

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Parte Prima
DIRITTO E TEMPO NELLA FILOSOFIA GIURIDICA ITALIANA

Capitolo II
Temporalità riconoscimento e diritto: Bruno Romano

§15 La giustizia come prodotto del soggetto assoluto

Proseguendo nella sua perlustrazione dell’opera heideggeriana Romano incontra lo Heidegger interprete di Nietzsche.

Questi, come estremo e più consapevole esponente della metafisica
occidentale, porta a compimento l’essenza dell’epoca moderna,
chiarendone il senso nell’affermazione della volontà di potenza, che raggiunge la sua pienezza attraverso la "liberazione dallo spirito di vendetta":
"La riduzione dell’Essere a volontà di potenza è compiuta da Nietzsche nell’intento di ottenere la liberazione dallo ‘spirito di vendetta‘ (…) In questa liberazione dallo ‘spirito di vendetta
si chiarisce la concezione moderna dell’Essere dell’essente che,
reggendo il pensiero calcolante, è a fondamento dell’essenza della
tecnica, e della trasformazione della giustizia"8.

Sono note le pagine attraverso cui Heidegger chiarisce il senso di
un’espressione apparentemente strana ed esoterica. E tale senso
riguarda ancora una volta il tempo.

Il superamento dello "spirito di vendetta" auspicato da Nietzsche
non appartiene al dominio dell’etica, non è una raccomandazione morale
o pratica: anch’esso va interpretato all’interno della dottrina della
volontà di potenza. La volontà infatti, nel suo continuo affermarsi,
sembra incontrare un ostacolo insuperabile nel suo cammino: il passato. Essa può dominare nel presente, disporre totalmente del futuro attraverso il calcolo pianificante, ma non può disporre del passato, che si erge contro la volontà nella sua fatticità indisponibile.

Di qui nasce lo spirito di vendetta: è il risentimento della volontà nei confronti del già-stato, del non più disponibile.

Ma il risentimento è un limite che contraddice all’essenza stessa
della volontà di potenza, in se stessa illimitata: ecco perché lo
"spirito di vendetta" va, secondo Nietzsche, superato.

Sarà la dottrina dell’"eterno ritorno dell’uguale", di una volontà
che vuole costantemente l’identico, a consentire tale superamento. In
tal modo il passato non costituirà più il dominio dell’intangibile
già-stato-così, ma sarà ricompreso anch’esso, come voluto, nella
volontà di potenza:
"All’affermarsi incondizionato della volontà si
oppone però il passato che rimane l’ostacolo più difficile ad essere
rimosso e contro cui la volontà sviluppa uno spirito di risentimento,
di vendetta. Questo risentimento nasce da quella concezione del tempo
come passare (…) La volontà diviene libera rispetto al risentimento
verso il tempo solo quando vorrà il costante ritorno dell’uguale,
l’eternità di ciò che ha voluto"9.

All’instaurarsi dell’eterno ritorno dell’uguale corrisponderà un
nuovo e coerente atteggiarsi del diritto, come strumento
dell’annullamento di ogni differenza tra passato e futuro:
"L’ordine
che vuole essere coerente al principio del nuovo tempo si manifesta, in
quanto è assenza di ogni differenza, come vuotezza di ordine"10.

Il pericolo diviene così estremo anche per ciò che riguarda la giustizia.

Se la dike, qual era intesa dal "pensiero iniziale", trovava
la sua essenza nel disvelamento dell’essere, e se l’essere, nell’epoca
del dominio della tecnica, è ridotto ormai a valore posto dalla soggettività del volere,
l’oscuramento del senso originario dell’essere porterà con sé
l’impossibilità di accedere all’essenza originaria della giustizia:
"L’Essere, una volta così considerato (un valore, ndr), è già privato della sua essenza, ed il cammino che conduce alla sua verità è ormai impedito e, data l’equivalenza einai-dike
propria al pensiero iniziale, diviene parimenti impossibile ripensare
l’essenza originaria della giustizia che si fa presente nel
disvelamento storico. Infatti, al pensiero moderno che conosce la
violenza del calcolo e non la docilità della meditazione, la giustizia
si presenterà unicamente come prodotto della soggettività coscienziale.
Essa verrà ritenuta un valore, cioè un che di posto, ma non disvelato
all’uomo"11.

Si tratta, a ben vedere, della struttura individuata da Capozzi a
proposito della temporalità implicita nella norma giuridica in quanto
previsione12: la norma non fa che prevedere un futuro sulla base di ciò
che è già stato, conducendo così all’indifferente equivalenza delle due
dimensioni temporali. Romano perviene ad un’identica conclusione,
mostrandone il fondamento ontologico nella dottrina nicceana
dell’eterno ritorno dell’uguale così come illuminata dal pensiero di
Heidegger.

In questo quadro, il diritto sarà qualificabile come giusto
non in base ad un’istanza trascendente e sovraordinata ad esso con cui
commisurarsi, ma in forza della nuova concezione di giustizia intesa
come giustificazione.

Giusto è ciò che rientra nella previsione calcolata della norma e, di conseguenza, nella pianificazione del volere:
"La volontà di potenza diviene ciò che è giusto, perché è ciò che unicamente dirige. Ciò
che obbedisce alla volontà di potenza e ne assicura e garantisce il
processo è giusto ed è all’interno dell’ordine, perché la volontà di
volontà è l’unico ordine concepibile dal pensiero calcolante
"13.

La stessa verità, ridotta ormai a esattezza della rappresentazione,
in quanto accadente nell’àmbito dell’eterno ritorno dell’uguale,
rientra nella piena disponibilità del volere: è vero ciò che si vuole
tener-per-vero.

Si tratta quindi di una verità sottratta al divenire storico, irrigidita nella volontà che si vuole permanente:
"La
verità diviene un porre, un volere. In questa concezione il vero del
tener-per-vero comporta un irrigidimento di ciò che diviene e quindi un
non corrispondere al carattere del divenire"14.


NOTE

8 TG, p. 105 (torna al testo).

9 TG, p. 106. Sulla temporalità e la giustizia in Nietzsche cfr. Adriano BALLARINI, Tragedia ed innocenza, in "RIFD", 1975, pp. 96-106 (torna al testo).

10 TG, p. 110 (torna al testo).

11 TG, p. 117 (torna al testo).

12 Cfr. retro, §13 (torna al testo).

13 TG, p. 125 (torna al testo).

14 TG, p. 132 (torna al testo).

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